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breve tregua
Title: A Small Truce - Author name: Mariner - Category: Drama Sub Category: Angst - Rating: R - Summary: Severus Snape threatens an owl, faces a moral quandary, and talks to a wall. Author notes: Huge thanks to Narcissus, Sophia and Susan for their beta-reading efforts. I couldn't have done it without them. This story is set during the summer following the events of GoF.
Author email: rusalka@ix.netcom.com - Tradotto da Cuccussétte - Drammatico Angst - Per Adulti - Severus Snape minaccia un gufo, affronta una questione orale, e parla col muro. Qui l'Originale :
http://www.thedarkarts.org/restrictedsection/fic.php?fic=tda:/authors/mariner/AST01.html
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PARTE PRIMA
"Vieni alla Dimora immediatamente. Porta il Veritaserum." Il messaggio non era firmato, ma la busta acquerellata e lo stemma sul sigillo rosso sangue erano riconoscibili all'istante. Severus Snape fece una smorfia irritata e gettò il messaggio nel caminetto. Le convocazioni di Lucius Malfoy arrivavano sempre a quel modo: nessuna spiegazione, nessun garbo, nessun riguardo per il momento o convenienze. Se ci rifletteva, senza dubbio incolpava la sgarbata brevità a motivi di sicurezza, ma Snape aveva passato abbastanza tempo tra gli scolari da riconoscere la banale supremazia, quando la vedeva.
Lucius, col denaro della sua famiglia e le connessioni col Ministero, al momento godeva del favore di Voldemort, mentre Snape era in disgrazia, e sospettato. Così quando Lucius convocò Snape, era più che chiaro che Snape dovesse precipitarsi, e senza fare domande.
Un lamento indignato gli ricordò che il gufo reale di Lucius ancora attendeva sul davanzale. Snape gli gettò un'occhiataccia, per nulla impressionato e senza battere ciglio.
"Nessuna risposta," gli disse. Il gufo arruffò le piume del collo e di nuovo gemette. Cosa voleva, un dolcetto ? Snape agguantò un fermacarte di malachite dallo scrittoio e fece il verso di tirarglielo. Quello fece andare il dannato uccello. Gettò un grido acuto e se ne andò, lasciando un paio di penne rigide sul davanzale. Snape provò un breve vortice di soddisfazione, presto sostituito dal disgusto. Era patetico, davvero, essere sgarbato col gufo di Lucius Malfoy solo perché non osava essere sgarbato con la persona stessa. Snape scaraventò il fermacarte di nuovo sullo scrittoio e arrancò nel retro della stanza , dove un enorme armadio di mogano ingombrava quasi tutta la parete.
"Alohamora," scattò, puntando la bacchetta verso il lucchetto con un po' più di energia del necessario. Le ante quasi lo colpirono in faccia quando si aprirono e mostrarono i contorni netti di contenitori sigillati che formavano la riserva privata di pozioni. Snape afferrò due identiche bottiglie di vetro dallo scaffale più in alto, e le tenne sospese contro la luce, e le agitò fino a che non riconobbe la sottile incrinatura sul collo, l'unico segno che la distinguesse dalla gemella.
Erano occorsi quasi sei anni di dolorose ricerche per alterare il Veritaserum in un modo che annullasse i suoi effetti senza alterare il gusto, l'odore o il colore, e senza trasformare quella roba in un veleno mortale. Una volta avrebbe brevettato la formula - insieme ai suoi risultati intermedi, che includevano nove nuovi usi per le piume di Jobberknoll - e si sarebbe ritirato vivendo agiato per quel procedimento. Nel frattempo, nessuno lo sapeva eccetto lui, Dunbledore, e una manciata di agenti fidati che avrebbero avuto vantaggi dal nuovo uso della pozione. Un altro motivo per desiderare Voldemort morto e scomparso. Snape sorrise addolorato e ripose le bottiglie, sia la vera pozione che il suo sostituto, in tasche separate. Non aveva idea del motivo per cui Lucius voleva il Veritaserum, ma era meglio prepararsi a ogni situazione.
Richiuse l'armadio con un frettoloso gesto della bacchetta, afferrò il mantello dal dietro della sedia e se ne uscì in fretta dalla stanza.

Apparve nella biblioteca di Malfoy, una delle stanze più ampie della Dimora, e come minimo, quella che poteva avere i mobili risistemati senza che si notasse. Lucius non era lì, ma un elfo avvolto in una federa con monogramma condusse Snape giù per due rampe di scale fino a un piccolo salotto. Lucius lo attendeva in una poltrona vicina al caminetto, e sorbiva il brandy da un apposito bicchiere.
"Severus. Ci hai messo assai."
"Una di queste volte," disse secco Snape, "Ricorderai che devo lasciare i terreni della scuola prima di poter Apparire. Sono venuto prima che ho potuto."
Lucius passò il polpastrello sull'orlo circolare del bicchiere. "Hai portato il Veritaserum?"
Snape annuì ma non fece mossa di mostrare nessuna delle due bottiglie a Lucius. "Chi interroghiamo ?"
Lucius sorrise con un lento ghigno che fece mentalmente abbracciare Snape. "Vieni nei sotterranei e vedi."
Snape ricompose il viso in un'espressione di indifferenza annoiata e seguì il suo ospite fuori della stanza. Lucius tanto per cambiare, non fece niente per apparire malizioso, ma solo divertito e soddisfatto. Probabilmente, avesse avuto Harry Potter o Albus Dumbledore incatenati nel sotterraneo, avrebbe fatto un'espressione più intensa. Eppure, ancora stava anticipando una specie di forte reazione, e questo rese Snape freddo e determinati a non reagire affatto, proprio per principio.
I sotterranei della Dimora Malfoy erano assai più vecchi del resto dell'edificio. Lucius amava affermare che erano rimasti come ruderi di un castello normanno che un tempo aveva occupato quel luogo. Il posto sembrava di certo abbastanza medioevale, sebbene Snape pensasse che certi ammennicoli che penzolavano dalle pareti fossero di sicuro fuori epoca. Entrambi gli uomini dovettero piegare le teste per evitare di batterle nel soffitto quando avanzarono nel corridoio centrale, oltre una serie di porte di legno fasciate in ferro. Torce in anelli di ferro provvedevano all' illuminazione. Snape notò divertito che le loro fiamme erano magiche. Le pareti di pietra e il pavimento erano sospettosamente puliti, pure, e Snape pensò d'avere visto un Elfo Domestico rintanarsi in uno dei passaggi laterali, quando loro s'avvicinarono. In apparenza, l'amore per l'atmosfera di Lucius non si estendeva al desiderio di respirare fumo o avere la muffa sugli abiti.
Un grido echeggiò nel corridoio, e si spense di colpo dopo un paio di secondi. Snape piegò un sopracciglio a Lucius, che alzò le spalle.
"MacNair è già là sotto. Gli ho detto di aspettare finché si arriva, ma sai come è."
Snape sorrise timido. "Ciascuno ha bisogno di un hobby."
Raggiunsero la fine del passaggio, e Lucius aprì l'ultima porta spingendola, rivelando un'inaspettata ampia stanza oblunga. Il soffitto era almeno mezzo metro più alto del corridoio, e la luce veniva da alti candelabri di ferro invece che da torce. Walden Macnair era appoggiato alla parete nera, e lucidava la bacchetta con la piega della manica, e sembrava assai annoiato. E steso sul pavimento ai piedi di Macnair, con l'aria di chi è stato messo sotto dall' Hogwart Express, c'era Sirius Black.
Merda. Snape dovette mordersi la lingua per trattenersi dal dire quella parola a voce alta. La presenza di Black non era una completa sorpresa, dati i modi mostrati poco prima da Lucius, ma era una complicazione infernale.Snape lottò per raccogliere le idee mentre attraversava la stanza per dare un'occhiata da vicino.
Black giaceva sulla schiena, con un braccio stretto allo stomaco e l'altro piegato contro il fianco in un angolo dall'aria strana. Snape non se ne intendeva, ma era certo come il diavolo che sembrava una spalla lussata. Il nsao di Black sanguinava e l'occhio sinistro era chiuso e gonfio. Un collare di ferro posto al collo era attaccato ad una catena, che a sua volta era attaccata al muro a nemmeno due metri da lui. Era vestito da Gabbano, in Jeansm stivali e una maglia nera con un disegno da motociclista davanti. Snape ricordò come Dumbledore avesse ordinati a Black di nascondersi con Lupin, che si supponeva vivesse come un Gabbano da qualche parte a Hammersmith. In verità, il cretino non si era nascosto abbastanza.
Lucius e Macnair stavano entrambi guardando , ovvio volevano controbattere la reazione di Snape, così questi scosse la catena un po' per farla tintinnare contro la parete. "Allora, Black. Qualcuno finalmente ti ha messo in riga. E' proprio il momento."
"Snape." La voce di Black era un rantolo che pareva doloroso. "Traditore. Ho detto a Dumbledore di non fidarsi di te."
"E lui non ha ascoltato." Snape sorrise appena. "Che posso dire. Immagino che dovesse fidarsi più di me che di te."
La risposta di Black fu prevedibile ed oscena. Snape non vi badò mentre considerava le sue opzioni. Erano deprimenti : limitate. Non c'era modo di poter dare a Black il vero Veritaserum. Avrebbe compromesso i piani di Dumbledore, messo in pericolo altri agentu e, tanto per gradire, scoperto la stessa copertura di Snape se fosse successo che Lucius faceva le domande sbagliate. Ma la sola alternativa era usare la sostituta e sperare che Black potesse immaginarsi quello che stava accadendo e in seguito bluffare durante l'interrogatorio. Scommettere la vita sull'intelligenza di Sirius non era un esperimento che Snape aveva a cuore di provare. Forse poteva prendere un po' di tempo fino che fosse arrivata qualche altra idea…
"Bella preda, Lucius. Lo hai portato qui tutto da solo ?"
"No. Macnair e Avery si sono imbattuti in lui a Knocturn Alley." Sbuffò Lucius. "Avery è al piano di sopra a farsi rimettere a posto i malleoli."
Snape soppresse uno sghignazzo. Avery aveva sempre riflessi pigri. "Deve essere stata una mezza battaglia."
"Lo è stata," disse felice Macnair. "E dopo che l'abbiamo preso, si è trasformato in cane e abbiamo dovuto farlo ritrasformare. E' stato pure divertente."
"Capisco." Quello spiegava la condizione malconcia di Black. Snape sapeva di parecchie magie progettate per costringere un Animagus a tornare nella sua forma umana. Il grosso di essi era abbastanza innocuo fino a che il soggetto non attaccava lite o veniva facilmente sopraffatto. Ma se l' Animagus faceva resistenza, gli esiti tendevano a divenire brutali. Arti lussati erano comuni, insieme a strappi muscolari, emorragie interne e, in casi estremi, danni ai nervi. Tutto sommato, Black pareva essersela cavata bene.
"Allora cosa è successo ai malleoli di Avery ?" chiese Snape. Macnair parve ronto a lanciarsi in un dettagliato resoconto della lotta a Knockturn Alley, ma Lucius decise in quell'istante di darsi agli affari.
"Non ora, Severus. Abbiamo un interrogatorio da fare, qui."
"Non affrettarti per il resoconto," gemette Black dal pavimento. Ciascuno lo ignorò.
Bene, ecco come era prendere tempo. Snape si rassegnò all'inevitabile e frugò per recuperare la bottiglia di falso Veritaserum dalla tasca sinistra. "Dammi una mano, Macnair, vuoi ?"
Macnair sollevò la bacchetta. "Contraho Vinculum." Ci fu un raschiare metallico quando la catena che collegava Black al muro prese a ritirarsi. Black gettò un grido roco e rotolò gattoni per cercare di evitare di finire strozzato dal collare. I movimenti erano impacciati, impediti dalla spalla ferita, ed era troppo lento per impedire d'avere la faccia sbattuta contro la pietra dalla catena che gemeva. A quel punto Macnair abbassò la bacchetta, Black rimase in ginocchio, premuto contro il muro, la testa gettata all'indietro per respirare. A dispetto della situazione tragica, Snape dovette ammettere che lo spettacolo era gratificante.
Macnair strinse chiuso il naso di Balack con una mano e con l'altra afferrò la mascella. Black cercò di lottare, ma la catena lo tenne immobilizzato con efficacia, e Macnair fu capace di forzargli la bocca aperta per qualche attimo, sufficiente a Snape per somministrare la pozione.
Adesso veniva la parte difficile, quella che era del tutto fuori di ogni controllo da parte di Snape. Questi si accasciò casualmente contro il muro, e cacciò le mani nelle tasche, e cedette al bisogno infantile di incrociare le dita. Provaci, Black. Stai attento, dannazione.
Black smise di lottare. Le spalle calarono, e la sua posizione era diventata floscia quanto la catena permetteva. Snape si allungò per avere una vista più chiara della sua faccia; vide che aveva le palpebre pesanti e la mascella era flaccida, e ciò gli dava un'aria più idiota del solito. Era un'imitazione abbastanza accurata di un uomo sotto l'influsso del Veritaserum, e Snape respirò con minore difficoltà.
"Dagli un'allentata, Macnair," ordinò Lucius. Macnair sembrò infastidito ma obbediente abbassò la bacchetta, aggiungendo mezzo metro alla lunghezza della catena. Black scivolò in avanti, la testa ciondolò fino a quando Lucius non gli agguantò i capelli per fargli guardare su. "Black. Puoi sentirmi ?"
Snape non comprese mai perché la gente continuasse a chiederglielo. Se non era che il Veritaserum rendeva la gentesorda.
"Sì," disse Black con voce atona. Lucius diede un cenno soddisfatto.
"Cosa stavi facendo a Knockturn Alley ?"
"Cercavo di comperare una bacchetta," rispose Black senza esitazione. "Gi Auror hanno rotto la mia prima di portarmi ad Azkaban."
Era una risposta assai ragionevole. Poteva anche essere vera, rifletté Snape. Un bel numero di negozi a Knockturn facevano buoni affari vendendo bacchette non autorizzate, sia rubate che prodotte da manifatture non autorizzate. Non era come avere una delle creazioni di Ollivander che ti sceglieva, ma un fuggitivo non poteva permettersi di scoprirsi.
Lucius non parve particolarmente soddisfatto della risposta di Black, ma non lo sfidò neppure.
"Non eri lì per conto di Dumbledore ?"
"No."
"Ma non lavori per Dumbledore ?"
"Sì."
"Cosa stavi facendo per lui ?"
Black esitò. Non per molto, solo lo spazio di un respiro o due, ma fu abbastanza per far stringere i pugni dentro alle tasche a Snape. Né Lucius né Macnair notarono il fatto, comunque.
"Ben poco, laggiù," proseguì Black nello stesso tono piatto di prima. "Disse che aveva bisogno di me, ma era settimane fa, e non ho saputo più nulla. Penso che Dumbledore stia aspettando di vedere cosa farà Voldemort, prima di fare la sua mossa."
Lo scontento sulla faccia di Lucius divenne più pronunciato. "E che dici del Ministero ? Sappiamo che Dumbledore è in contatto con loro. Chi si schiera con lui contro Fudge ?"
"Arthur Weasley. Amos Diggory."
"Lo sappiamo!" grugnì Lucius. "Chi altri ?"
"Percy Weasley."
Questo andò avanti per oltre mezz'ora: lucius sputava domande e Black strascicava risposte inutili. Macnair sbuffava, ovviamente annoiato e frustrato dalla mancanza di qualcuno da torturare. Snape osservò la prestazione e in silenzio fece del suo meglio per non fare smorfie.
Inevitabilmente, la pazienza di Lucius finì.
"Questo è inutile! Non sa niente!"
"E che ti aspettavi?" fece spallucce Snape. "Dumbledore può essere un ridicolo vecchio babbeo, ma anche lui sa bene di non rivelare informazioni importanti a un idiota come Black.
"Vada all'inferno allora. " Lucius sollevò la bacchetta. "Ava -"
"Aspetta !" sbottò Snape.
Lucius fece una pausa, la bacchetta svolazzò sulla testa di Black. "Cosa c'è?" chiese impaziente.
Cosa, davvero ? Snape si sentì come di prendersi a calci. Da dove mai era venuta quella uscita idiota ? tutto quello di cui aveva bisogno era tenere la bocca chiusa, e il gran pasticcio sarebbe finito. Avrebbe lasciato Lucius e Macnair a occuparsi del cadavere e se ne sarebbe tornato a Hogwarts con nessun'altra preoccupazione che portare le notizie a Dumbledore. Date le circostanze, nessuno lo avrebbe potuto accusare per la morte di Black. Invece, Black era sempre vivo, e Snape si arrabattava disperato per una scusa per aver interrotto Lucius a metà Senza Perdono.
"Ti rendi conto, vero, Lucius, che qua hai perso una grossa opportunità ?"
Lucius abbassò la bacchetta, ma la sua espressione non cambiò. "Di cosa stai parlando?"
"Hai catturato il famoso assassino, Sirius Black, lo hai incatenato nel sotterraneo. Perché non lo consegni al Ministro? Fudge lo darà in pasto ai Dissennatori, e tu sarai un eroe. Potrebbe anche esserci una ricompensa."
Aveva beccato la scusa adatta, qualcosa che tutti potevano credere. L'espressione cupa di Lucius si distese, sostituita da un sorriso freddo e soddisfatto. Macnair continuò a sbadigliare. Black rimase zitto ed immobile, ma il viso divenne color cenere sotto i lividi e il sangue.
"Bella pensata, Severus." Lucius ripose la bacchetta nella manica. "Vado subito a contattare il Ministero."
"Così hai finito con lui?" Macnair cambiò il peso della persona da un piede all'altro, e pareva speranzoso. Lucius gesticolò incurante.
"E' tutto tuo. Vuoi salire a bere qualcosa, Severus?"
poteva ancora farlo. Poteva lasciare Macnair al suo sollazzo, salire, e bere il brandy con Lucius fino a quando non fossero venuti i Dissennatori. Era il corso delle cose più lineare. Era solo in territorio ostile, in minoranza e impreparato per combattere. La sua copertura era troppo preziosa, il lavoro che faceva per Dumbledore era troppo importante; non poteva rischiarlo per un Grifondoro cretino. Non era colpa sua se Black era andato e si era fatto catturare. Dumbledore avrebbe compreso; non c'era niente che poteva fare…
"Penso che rimarrò per un poco. Per accertarmi che Macnair non lo uccida per sbaglio. Dopo tutto, non vogliamo deludere i Dissennatori."
"Accomodati." Lucius scivolò via dalla stanza.
Macnair diede a Snape uno sguardo di sfida. "Non ho mai ucciso nessuno per errore."
"Buon per te." Snape estrasse la bacchetta dalla manica. "Obliviate."
Fu comico, davvero, il modo in cui la faccia di Macnair passò dalla smorfia sadica alla vacua confusione nel batter d'occhio. Assomigliava al rospo di Neville, con la bocca che si apriva e chiudeva a quel modo.
Purtroppo, Snape non ebbe tempo per apprezzare lo spettacolo.
"Stupeficium."
Macnair si accasciò a terra senza un suono. Snape lo calciò un paio di volte per controllare che non fingesse, e rivolse l'attenzione a Black.
Il collare attorno al collo di Black era stretto con un piccolo lucchetto di ferro. Snape premette la punta della bacchetta contro di esso, e fu divertito dal vedere l'altro uomo irrigidirsi al tocco.
"Non è proprio il modo in cui mi sono sempre visto puntare la bacchetta alla tua gola," convenne. Black rispose con uno sbuffo divertito, ma non si rilassò. "Recludo," disse Snape, e il gancio si aprì con uno scatto.
Black afferrò il collare e lo gettò via. C'erano segni rosso acceso attorno alla gola. Li strofinò, facendo smorfie, poi portò la mano buona contro la parete e cercò di alzarsi. Tre tentativi dopo, non ce l'aveva ancora fatta. Snape avrebbe apprezzato di starsene lì e godersi lo spettacolo, ma non c'era modo di sapere quando Lucius sarebbe tornato, così ce la mise tutta per mettere su il migliore sorriso accondiscendente e agguantò il davanti della camicia di Black e lo sbatté in piedi.
"Datti una mossa, Black, non ho tutto il giorno."
Black lo fissò con occhi arrabbiati, iniettati di sangue. "Finiscila, Snape."
"Finiscila ?" ripeté incredulo Snape. "E' quanto di meglio puoi fare per insultare? Qualsiasi cosa accada al famigerato Sirius Black?"
"Lo hanno mangiato i Dissennatori," disse piatto Black. "Adesso possiamo per piacere rimandare la cosa a un momento in cui non siamo in pericolo di morte ?"
Il bastardo aveva ragione. Snape recuperò la bacchetta di Macnair dal pavimento e gliela porse. "Eccola. Tramortiscimi e esci di qua. Puoi Apparire in queste condizioni, immagino ?"
"Credo di dovere, no?" borbottò Black. Snape alzò le spalle. Aveva fatto tutto quello che poteva; se l'idiota andava e si ammazzava poiché aveva cercato di Apparire quando era gravemente ferito e usava una bacchetta rimediata, era suo problema.
"Devi salire al primo piano, prima; i sotterranei sono protetti contro l'Apparire. Ti suggerisco di sbrigarti, prima che Lucius scenda di nuovo."
Black prese la bacchetta con mano malferma. "Snape -"
"Sbrigati, Black."
"Vado, vado." Black alzò la bacchetta. "Stupeficium."

PARTE SECONDA
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Snape si destò all'improvviso, in modo doloroso. Trovò Lucius Malfoy che lo sovrastava, a bacchetta estratta. Aveva un'aria positivamente assassina, e Snape per istinto tastò attorno i cerca della propria bacchetta, mentre lottava per mettersi a sedere.
"Lucius… cosa… cosa è successo?" era fin tropo facile aggiungere un tocco di dolorante vulnerabilità nella voce. La testa di Snape pulsava e il corpo sentiva come se ci si fosse seduto su Hagrid. Lucius doveva essere stato davvero brutale con quell'incantesimo Innerva.
"Dimmelo tu," disse Lucius tra i denti stretti. La faccia era molto bianca, eccetto per due chiazze rosse irregolari sulle guance. "Dove diavolo è Black ?"
Snape si rivoltò verso il punto dove sarebbe dovuto stare Black e riuscì ad apparire scioccato ed atterrito. "E' scappato!"
"Come te ne sei accorto ?" ondeggiò la bacchetta di Lucius; Snape era pronto schivare. Per fortuna, Macnair scelse quel momento per gemere e muoversi, fornendo un nuovo facile bersaglio.
"Innerva!" L'incantesimo sollevò Macnair di qualche centimetro da terra, poi lo sbatté di novo al suolo. Sedette, strofinandosi la testa e sbattendo gli occhi.
"Lucius… cosa… cosa è successo ?"
Snape dovette mordersi il labbro per trattenersi dal gongolare. Lucius sembrava come sul punto di prendersi un colpo apoplettico.
"Dannati cretini! L'uomo era disarmato, incatenato e ferito, e ancora ve lo siete lasciati scappare? Come ci siete riusciti?"
"Io.. io non ricordo." Macnair sbatté le palpebre svelto, sembrava smarrito e confuso. Snape fece del suo meglio per duplicare l'espressione.
"Nemmeno io lo so. Quel bastardo deve aver lanciato un incanto di Memoria su di noi."
"avete un'idea di come mi farete passare ?" strillò Lucius. "Cornelius Fudge arriverà qua in qualsiasi momenti, con la delegazione del Ministero e uno stuolo di giornalisti alle calcagna, e tutti si aspettano di trovare Sirius Black intrappolato nel mio sotterraneo! Cosa diavolo gli dirò?"
"Non sono i soli di cui devi preoccuparti," disse Snape malevolo e venne gratificato da veder Lucius ancora più impallidire.
"Oh, dio. Lord Voldemort. Dovrò dirgli qualcosa..."
"Divertiti." Snape si mise in piedi e si scosse la polvere di doso. "Io, d'altra parte, devo ritornare a Hogwarts."
"Non andrai da nessuna parte." Lucius si piazzò tra Snape e la porta. Era ancora pallido, ma svelto rimise sotto controllo la voce e l'espressione del viso. "E' affare tuo, Snape - io avrei ucciso Black sull'istante se tu non fossi intervenuto- e se pensi di sgattaiolare via e lasciarmi a -"
"Non fare il frignone, Lucius. Se Voldemort desidera parlare con me - e sai per certo che lo vorrà - sa perfettamente bene come fare. Nel frattempo, lascerò Hogwarts senza dirlo a nessuno, dato che sei così interessato dalla velocità. Non posso far passare troppo tempo. La gente farà domande." Snape prese a andare verso la porta, tenendo un occhio deciso sulla bacchetta di Malfoy. La sua stessa bacchetta era in mano, ma non fece gesto di alzarla. Non era un momento conveniente per duellare con Lucius Malfoy. Se l'impeto fosse esploso, Snape era pronto a schivare. Ancora, se poteva, voleva davvero tornare a Hogwarts prima che Voldemort lo convocasse per le spiegazioni immancabili. C'erano pozioni che poteva prendere in anticipo per ridurre gli effetti della Cruciatus; pozioni davvero pericolose, con un tremendo rischio di assuefazione e una lista di effetti collaterali che avrebbe dato gli incubi a un Dissennatore, ma sempre preferibili all'alternativa.
Lucius non sembrava aver interesse a duellare contro Snape, pure, e non fece gesto per impedire a Snape d'uscire dalla porta. La schiena di Snape pizzicava in modo sgradevole mentre risaliva il corridoio diretto alle scale, ma né fatture né maledizioni lo seguirono.
Black aveva lasciato una traccia nel suo passare: gocce di sangue per terra, un'occasionale impronta della mano rosso spento sulla parete. Nessun arto staccato, comunque. Apparentemente, la leggendaria fortuna che proteggeva ubriaconi, pazzi e Grifondoro aveva tenuto duro abbastanza per permettere a Black di Apparire con successo. Snape era quasi tentato di raccogliere un po' del sangue - poteva pensare almeno a una decina di pozioni che poteva usare per rendere la vita del bastardo ancora più miserevole - ma il tempo era essenziale, così si accontentò solo di immaginare mentre Scomparve dal Salone di Ingresso della Dimora Malfoy per Apparire nella strada vuota proprio al limite estremo dei terreni di Hogwarts.
Era a metà strada per i cancelli quando il braccio sinistro prese a bruciare.

Era stato fortunato, pensò Snape truce, che il suo astio per Sirius Balck fosse così rinomato. Neppure Lucius e Voldemort, nella loro consueta paranoia, pensarono alla possibilità che Snape avesse aiutato per sua scelta l'uomo. Piuttosto, Voldemort fu fin troppo propenso a credere che la fuga di Black fosse dovuta all'incompetenza piuttosto che alla malizia. Questo voleva dire che Snape poté andarsene camminando - o piuttosto strisciando e arrancando - dal raduno, tutto d'un pezzo. Significava pure che Macnair avrebbe condiviso la punizione, che era un'aggiunta notevole. Il più delle volte, nonostante il ridicolo proverbio Babbano, Snape aveva scoperto che la Miseria, davvero, non cercava compagnia. La Miseria voleva che la compagnia se ne andasse così che la Miseria potesse ammorbare in pace. Il Dolore tremendo, d'altra parte, amava assai la compagnia, poiché la compagnia forniva svariati bersagli. E Macnair, come molti sadici, non aveva minima sopportazione del proprio dolore. I suoi ululati e balbettii avevano reso Snape ancora più stoico, in paragone a lui.
Insultare i gufi di Malfoy e blaterare meno di Macnair. Non aveva granché a cui aggrappare la sua dignità. E certo non gli dava maggiore consolazione stare a faccia a terra nell0erba proprio davanti ai terreni della scuola, in attesa che il corpo smettesse di contorcersi.
Era stato già tra quanti avevano ricevuto le conseguenze della Cruciatus di Voldemort, ma era stato quindici anni prima. Il tempo gli aveva ammorbidito il ricordo, o forse stava diventando vecchio e debole. Non ricordava d'essere stato così male prima d'allora.
Fece più di quattro tentativi per alzarsi. Ogni volta, i muscoli avevano crampi, lo stomaco si contraeva, gli arti tremavano senza controllo, e finiva lungo disteso sulla sua faccia, di nuovo. A quel ritmo, sarebbe stato sdraiato lì quando gli studenti fossero giunti per l'inizio del trimestre. Snape strinse le dita attorno a ciuffi d'erba e si costrinse a respirare lentamente e in modo costante, mentre raccoglieva le forze per un nuovo tentativo. Rapido pensò a lanciarsi un incantesimo curativo, ma scartò l'idea subito. Le magie richiedevano una mente concentrata ed una mano ferma. In quel momento, Snape aveva buone possibilità di trasformarsi in un rospo. Chiuse gli occhi e contò all'indietro da mille, fino a quando il battito del cuore non tornò normale e i tremiti passarono. Poi fece un altro tentativo.
Apparentemente, la quinta volta funzionò. Si mise in piedi, sebbene il mondo si scuotesse instabile da una parte all'altra, e dovesse agitare le braccia per tenere l'equilibrio. Infine, il terreno divenne più solido sotto i suoi piedi, e Snape mosse un cauto passo. Il dolore scattò diffondendosi dall'anca fino alla caviglia, ma era sopportabile. Snape digrignò i denti e prese a camminare lento verso il cancello.
Andò subito all'ufficio di Dumbledore; il Preside gli diede un'occhiata e gli ordinò di filare in Infermeria. Per una volta, Snape non se la sentì di litigare con lui. Si trascinò fino all'Infermeria, entrando appena in tempo per evitare una collisione con Black, che se ne usciva. Black si era pulito e cambiato in abiti consueti, e la spalla era di nuovo nella posizione adeguata, comunque sembrava pallido e sfinito. Snape, consapevole di sembrare altrettanto malmesso, non poté trovare nemmeno un briciolo di energia per gongolare. Per qualche istante, i due uomini rimasero lì e si guardarono con aria stanca. Poi Black borbottò qualcosa di poco comprensibile e lo superò, urtando con una spalla ossuta quella di Snape mentre passava dalla soglia.
Poppy Pomfrey scacciò alcuni dei dolori rimasti nei muscoli maltrattati di Snape, lanciò un paio di consueti incanti diagnostici per controllare eventuali lesioni interne, e versò una dose di Pozione Ache -Away. Snape la ringraziò brusco e mise in tasca la fiala senza far commenti. Sapevano entrambi fin troppo bene che lui non l'avrebbe usata. Aveva pozioni assai più efficaci nelle sue stanze; pozioni che Poppy, che non era laureata Medistrega, non aveva autorità per prescrivere. Snape le rammentò con desiderio quando se ne andò arrancando dall'Infermeria all'Ufficio del Preside.
Black era già lì, consumava the e sandwich davanti al fuoco. Si incupì quando Snape entrò, ma tenne la bocca chiusa. Snape lo ignorò, e cennò invece a Dumbledore.
"Salve, Preside."
"Severus." Dumbledore sorrise da dietro la cattedra, ma gli occhi erano seri e preoccupati. "Siediti." Fece un gesto con la mano, e una sedia ottomana si protese in avanti, i piedi ad artiglio in mogano strofinarono il tappeto. Snape sedette, e l'ottomana lesta lo portò più vicino al fuoco, e spinse un poco da parte la sedia di Black, per fare posto. una tazza si materializzò nell'aria, rimase sospesa fino a che Snape non si allungò per prenderla. Il gomito si torse in modo doloroso quando alzò il braccio, ma riuscì a completare il movimento senza fare smorfie o versare niente. La tazza si rivelò piena di the forte e nero con il necessario dosaggio di zucchero. Un piatto di biscotti fluttuò per farsi assaggiare, ma Snape lo mise da parte con un gesto.
Per diversi minuti, nessuno disse niente. Snape sorbì il suo the mentre Black ingurgitava sandwich al roast beef come se prevedesse una carestia mondiale. Dumbledore occupò il tempo piegando un quadrato di carta in un piccolo origami fatto a gru, che fluttuò nella stanza per qualche attimo prima di piazzarsi sul posatoio vuoto di Fawkes. La stessa fenice era presente solo come una piccola quantità di cenere grigia stinta posata sotto il trespolo. Era un gran male. Snape sospettò che sia lui che Black avrebbero avuto beneficio nell'avere una fenice che singhiozzasse un poco su di loro.
"So che entrambi avete bisogno di riposo," disse infine Dumbledore, "Così non vi tratterrò a lungo. Sirius mi ha appena detto della sua disavventura a Knockturn Alley -"
"Ah, sì, quella." Snape sbuffò rivolto a Black e ricevette l'attesa occhiataccia in rimando. "Davvero andavi a comperarti una bacchetta, o avevi altra motivazione ragionevole per essere là ?"
"Andare a comperare una bacchetta è una motivazione legittima," scattò Black. "Ho bisogno di averne una se devo poter essere utile -"
"Ci vorrebbe assai più di una bacchetta, temo."
Gli occhi di Black si sbarrarono irati. "Sentimi, tipo viscido," iniziò, ma la voce placida di Dumbledore lo sommerse a metà insulto.
"Le ragioni di Sirius sul suo essere a Knockturn Alley non sono in discussione adesso. Son ssai più preoccupato di quello che può aver detto durante l'interrogatorio. "Black all'istante sembrò offeso, e Dumbledore alzò la mano per arrestare le sue obiezioni. "Non faccio domande sulla tua lealtà, Sirius, o sul tuo coraggio. Lo so che non avresti rivelato nulla. Ma ho bisogno di sapere se qualcosa che hai detto, supponiamo sotto l'influsso del Veritaserum, potrebbe un domani essere riferito, come una bugia. Se lo può, dobbiamo prendere le misure necessarie a fornire dettagli che riprovino, o Severus potrà essere in pericolo."
"Capisco." Black fece una smorfia nella sua tazza di the. "Temo che in quel momento non stessi pensando così al futuro." Snape gli diede una smorfia di derisione. Black gli dispensò un breve sguardo velenoso, prima di voltarsi verso Dumbledore di nuovo. "Penso che ogni cosa che ho detto fosse o non verificabile o conoscenza diffusa. Ma non rammento tutto."
Snape sbuffò di nuovo. Black imprecò e sbatté la tazza sul tavolo, spruzzando gocce di the nella salsiera. "Quale diavolo di problema hai, Snape ?"
"Nessuno." Snape raccolse le braccia intrecciandole sul petto e fissò muro sopra la testa di Black. "Io non ho detto una parola."
Black continuò a dare occhiatacce. "Se volevi che facessi qualcosa oltre a quello che ho fatto, allora potevi mollare qualche indizio, invece di apparire dal nulla, versarmi una pozione misteriosa nella gola, e lasciarmi ad improvvisare."
"Certo, come no, ovvio. Come sono sciocchino." Snape roteò gli occhi. Era proprio quello che si era aspettato. Era proprio da Black, prima aver creato il guaio, e poi cercare di gettare le conseguenze su Snape. Il bastardo faceva così da quando tutti e due avevano undici anni. "Avrei dovuto dire, 'Scusami, Lucius, potrei avere quattro parole in privato col prigioniero prima che tu lo interroghi ? Ho bisogno di allenarlo a mentire in modo convincente?' Sono certo che quello sì che avrebbe funzionato."
"Allora mi hai portato ad andare avanti bluffando alla cieca," grugnì Black, "E l'ho fatto, abbastanza bene, pure, o nessuno di noi adesso sarebbe qua -"
"Oh, ora stai reclamando il merito per il nostro -"
"Non è questione di merito, stupido cre -"
"Basta, voi due." La voce di Dumbledore era appena un poco più acuta del solito, ed era sufficiente per far tornare di colpo attenti sia Snape che Black. "Ovvio, entrambi state ancora poco bene. Forse dovremmo riavviare questa discussione domani mattina." L'espressione di Dumbledore era più empatica che comprensiva; nonostante quello, Snape si trovò a sentirsi abbastanza compreso.
"Preside," iniziò, "Ti assicuro che -"
"Domattina," ripeté Dumbledore in un tono che non permetteva opportunità per ulteriori obiezioni. "Andate a riposarvi, voi due."
"Sì, Signore." Sospirò Black, e parve frustrato quanto lo si sentiva Snape, e si tirò su di peso dalla sedia. Snape lo seguì ben abbinato, solo per scoprire che le gambe avevano di nuovo i crampi. Sibilò per il dolore , e mise la degna conclusione a una giornata perfetta inciampando e finendo dritto tra le braccia di Sirius.
"Urca." Black agguantò Snape senza delicatezza per i gomiti e lo mise dritto con un grugnito. "Stai proprio bene, Snape ?"
"Sto bene." Cercò di scansarsi, ma Black ancora lo tratteneva. Dumbledore stava muovendosi attorno alla cattedra, verso di loro, sguardo pieno di preoccupazione, e Snape seppe che doveva uscire da lì subito, o sarebbe stato di nuovo inchiodato in infermeria. Con uno sforzo disperato, piegò un braccio liberandolo, e diede una forte gomitata a Black nel petto. "Metti giù quelle zampe."
"Ehi, sei stato tu a cadere su di me!" protestò Black, e infine lo lasciò. Appena in tempo, poiché Dumbledore stava iniziando a borbottare suggerimenti nei quali le parole ' Madama Pomfrey' e ' Infermeria' avevano grosso peso. Snape non aveva voglia di restare tanto da scoprire i dettagli.
"Ci vediamo in mattinata, Preside," disse da dietro, e se ne fuggì via.
Di nuovo nelle sue stanze, Snape ripose la fiala della Pomfrey di Pozione Ache- Away in un cassetto dello scrittoio, e ingurgitò una doppia dose di Numbing Draught. Poi si versò un bagno e rimase a mollo per un'ora, riscaldando di nuovo l'acqua con un colpo di bacchetta, quando diveniva troppo fredda. Alla fine dell'ora sembrava e si sentiva come una prugna secca, ma era assai più simile ad un essere umano di quanto non fosse prima. La Numbing Draught lo rendeva svagato e succhiava via ogni sensibilità dalle dita delle mani e dei piedi, ma alla fine, niente gli doleva. Snape tirò fuori una camicia da notte pulita, sedette davanti al fuoco, e pensò a prendere una Pozione Dreamless Sleep prima di coricarsi.
  
Sapeva esattamente cosa avrebbe detto Poppy. "Sopra una Numbing draught? Sei pazzo? Ti manderai il cervello in succo di zucca!" Il che, a ben pensarci, non era affatto una cattiva idea…
Qualcuno bussò alla sua porta. Fu di misura della spossatezza di Snape il fatto che questi borbottò 'Entra'senza domandare prima chi fosse lì. Ebbe immediato motivo di rimpiangere la scarsa attenzione quando Sirius Black entrò nella sua stanza.
"Snape." Black rimase in piedi davanti al caminetto e posò un braccio sulla mensola della cappa, iniziando col rovesciare un antico pestello da erborista che piaceva assai a Snape. L'altra mano stringeva il collo di una bottiglia colma di liquido ambrato. "Sempre desto, vedo."
"Forse," disse gelido Snape. "O forse sono addormentato e sto avendo un incubo a riguardo delle mie stanze private invase da un idiota fastidioso. Cosa stai facendo qui ?" Guardò giù mirando alla bottiglia in mano a Black. "Ti sei perso per la via da ubriacone?"
"Sono del tutto sobrio !" disse indignato Black. "non è nemmeno aperta, vedi ?" gettò la bottiglia a Snape con un gesto improvviso, uno scatto. Snape, con il cervello che funzionava un passo indietro al corpo, la prese per automatismo. Abbastanza chiaro, il sigillo era ancora a posto sopra il tappo.
"D'accordo, sei sobrio. Questo lascia la domanda di quello che stai facendo nel mio salotto con una bottiglia di-" Snape sbirciò l'etichetta con occhi sgranati. "Laphroaig invecchiato trenta anni?"
Black tolse la mano dalla mensola della cappa del camino, con gran sollievo di Snape, e si pettinò i capelli con le dita. Sembrava come se volesse davvero essere altrove, il che enfatizzava il mistero sul perché non ci fosse.
"Mi spiace di aver scattato, prima," disse, attento a non incontrare gli occhi di Snape. "Non che tu ti sia comportato molto meglio, ma… quello che ho detto non mi ha dato alternative . non me lo sono cercato."
"Sì," disse gelido Snape. "Certo. E questa, la devo prendere come le tue scuse?" Tirò su la bottiglia.
"No. Black portò il peso della persona da un piede all'altro, impacciato. "La parte dove ho detto 'Mi spiace di aver scattato, prima,' - quelle erano le mie scuse."
"Allora, non hai ancora risposto alla mia domanda."
Black prese un respiro profondo, lo tenne contando fino a tre, e lento espirò. "Prima ero seduto nella mia stanza," disse piano, "E stavo pensando a come sarebbe stata carino farla tutta imbiancata. Così andai da Hagrid, progettando di recuperare un po' di quella vernice che di solito getta via, e lui mi ha dato questa."
"Hai avuto quella da Hagrid?" Snape era incredulo. Il gusto di Hagrid per gli alcolici di solito faceva il paio con il gusto per gli animaletti domestici L'idea di lui che bevesse un Islay singolo malto invecchiato trenta anni era… era…
"Sorprendente, vero?" sbuffò Snaoe. "Ha circa venti casse di questa roba, conservate in un ripostiglio dietro la sua capanna. Lasciate dal Torneo Tremaghi, dice lui. Apparentemente, la delegazione di Beauxbatons aveva cavalli che bevevano solo -"
"Whisky singolo malto. Ricordo. E Hagrid non se lo è ancora finito? Stupefacente."
"Oh, non gli piace. Troppo acquoso, per i suoi gusti. Ma pensava che potesse piacermi. E pensai…"
La voce di Black sfumò in silenzio, e si risistemò ancora i capelli. Snape lo sbirciò sospettoso.
"E cosa pensasti?"
"Che potesse piacerti. E che anche tu, potresti pensare a come sarebbe carino qui, del tutto ridipinto."
"Ma come sei empatico," Snape trascinò le parole con la sua voce più sarcastica. "Ma se decido di ubriacarmi, di certo non lo vorrei fare in tua compagnia. Penso che tutti e due siamo stati torturati abbastanza, per oggi."
Black mosse la testa un poco e fissò Snape per quello che gli parve un lungo tempo. La sua espressione era gelida e rigida, la bocca premuta in una linea sottile e pallida. "Non ho mai parlato di bere insieme," disse infine. "Ho la mia bottiglia messa da parte. Questa è tutta tua. Prendila come un regalo di ringraziamento."
"Ah." Snape annuì. "Ovvio. Io ti salvo dalla tortura e dalla morte, e tu mi dai una bottiglia di liquore che hai raccattato dalla cantina del Guardiacaccia. Tutto per te è conto pari."
"E dai, Snape." Black pareva stanco. "Non ho mai detto che pareggiasse i conti. Volevo solo fare un gesto, ecco tutto."
"Perché?"
"Perché rifiuto di rimuginare e essere amareggiato solo perché qualcuno che odio mi ha salvato la vita. Sei proprio un brutto bastardo, e mi hai salvato il mio povero culo proprio quando non eri obbligato a farlo. Dannazione, sapessi perché lo hai fatto, ma so quanto ti deve essere costato. Così, grazie. Te lo devo. E se mai avessi bisogno di qualcosa da me, lo avrai."
"Ho bisogno che tu porti il tuo povero culo fuori dal mio salotto."
"Lo avrai." Black stava chiudendo la porta dietro di se prima che avesse finito la frase.
La stanza divenne assai silenziosa, con niente altro che lo scoppiettare del fuoco a interrompere il silenzio. Snape si accasciò nella sedia, immobile, il Laphroaig raccolto tra la mani. Dopo un poco rimosse il sigillo, tirò via il tappo, tenne la bottiglia sotto il naso per inalare il profumo di muschio, e brina e primavera.
"Lo sai, vero," disse al muro davanti al camino, "che ricorrere all'alcool dopo un'esperienza dolorosa è pericoloso e affatto salutare, e non è proprio un sistema per rimediare?" Il muro non aveva niente da dire in risposta. Snape passò il pollice lungo il collo della bottiglia e mentalmente scartò tutte le cose che non poteva assumere dopo una Numbing Draught. La pozione Dreamless Sleep. Il Veritaserum. Il the Darjeeling. Ma non, stranamente, l'alcool.
Mi rifiuto di rimuginare e essere amareggiato solo perché qualcuno che odio mi ha salvato la vita.
"Vai a quel paese, Black," gemette Snape, sempre rivolgendosi al muro vuoti, e ne prese un sorso.
Aveva un sapore buono quanto il profumo. Un'ondata di tepore si diffuse dalla gola di Snape fino al petto e poi giù nello stomaco. Neppure era consapevole dei muscoli contratti nel dietro del collo, fin quando non si rilassò. Snape cacciò un sospiro, affondò un altro poco nella sedia, prese un'altra sorsata. Un torpido senso di benessere stava iniziando a diffondersi in lui. Sapeva che era illusorio, sapeva che al mattino dopo non avrebbe avuto altro da mostrare se non un dopo sbronza atroce. Ma se lo sarebbe goduto fino a quando durava, dannazione.
"Prego," borbottò, e sollevò di nuovo la bottiglia.
Il muro non dovette dire parola tutta la notte.
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Qui l'Originale :
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